“Non ho voglia di far nulla!”. Cosa nasconde la pigrizia?

“Non ho voglia di far nulla!”.

Cosa nasconde la pigrizia?

A cura della

Dott.ssa Maria Cristina Zezza

 

Sentirsi svogliati, stanchi e demotivati può accadere ad ognuno di noi in periodi particolari della nostra vita, quando siamo troppo stressati o quando rientriamo da un periodo in cui abbiamo staccato dai “doveri” e dagli impegni e ci troviamo a doverli ri-affrontare.

Sebbene sia quindi una sensazione diffusa e normale quella di sentirsi impigriti, può accadere che la pigrizia diventi cronica, con la perdita di interesse, entusiasmo ed energie da investire nella vita quotidiana. In casi estremi questo può comportare un deterioramento lavorativo e sociale.

In realtà la pigrizia è un campanello d’allarme a cui dovremmo prestare attenzione per capire a cosa stiamo dicendo “NO”.

Comunemente si pensa che il pigro sia un fannullone e, in una società orientata ai risultati e al guadagno, la pigrizia viene condannata come mancanza di ambizione e determinazione.

 

Cosa di nasconde dietro alla pigrizia?

  • Frustrazione:

Molte persone si sentono svogliate e demotivate in quanto non hanno ancora chiaro cosa davvero vorrebbero fare e nella maggior parte dei casi si ritrovano a svolgere attività o compiti che in realtà non gli piacciono e da cui non si sentono gratificati. L’unico modo per uscire dal loop della frustrazione-astenia-pigrizia è quello dell ‘autoconsapevolezza: riconoscere che ciò che stiamo facendo non è ciò che ci piace e prenderci del tempo per conoscere meglio noi stessi di modo da capire cosa realmente potrebbe gratificarci e farci ritrovare l’energia perduta. Cosa mi piace? Cosa potrebbe farmi sentire gratificato? Che cosa sogno di fare?

In altri casi la frustrazione è data dallo svolgere un compito o un’attività per cui il successo o il premio è troppo dilatato nel tempo. Vedendo quindi la gratificazione troppo lontana si perde la motivazione e l’energia da impiegare nel progetto. Per ovviare a questo calo energetico è buono suddividere ogni attività in micro obiettivi da raggiungere e gratificarsi con un premio ogni volta che si raggiunge la meta desiderata. In questo modo la gratificazione più immediata avrà la funzione di ricarica energetica!

Infine, la frustrazione può derivare da un’ eccessiva mole di compiti da fare. Il sovraccarico di lavoro, prosciuga le nostre energie e la nostra motivazione!

  • Autosabotaggio

In molti casi la pigrizia è un vero e proprio auto sabotaggio verso se stessi. Per quale motivo dovrei sabotare qualcosa che voglio fare? Per la paura di non riuscire a farlo!

Molte persone hanno paura del successo, o credono talmente poco in se stesse che hanno la convinzione che non riuscirebbero a raggiungere un determinato obiettivo e quindi scelgono incosciamente di non provarci neppure. Meglio dirsi “se ho fallito è perché non ho provato!” piuttosto con scontarsi con un reale errore e con possibili critiche alle proprie capacità. Da qui l’evitamento e la procastinazione di attività ed impegni. Questo processo in realtà andrà a confermare la convinzione di “non essere in grado” andando a creare un circolo vizioso in cui la persone è convinta di non essere capace di fare qualcosa e continuando a non farla confermerà a se stessa ciò che pensa. A volte fa più paura il rischio di riuscire a fare qualcosa piuttosto che la conferma di non riuscirci (come dico spesso, è più facile rimanere in ciò che si conosce anche se negativo, che trovare il coraggio di sperimentare un cambiamento!)

  • Disperazione – Depressione

Esistono infine, persone che vengono additate come pigre ma che in realtà sperimentano una profonda disperazione perché considerano la loro situazione così complicata da non saper come e cosa fare per venirne fuori. In questo caso è la disperazione e non la pigrizia a bloccarle.

In ultimo, ma non per importanza, bisogna considerare la pigrizia come un vero e proprio campanello d’allarme quando protratta per troppo tempo e che comprende più ambiti della propria vita. L’apatia generalizzata, il disinteresse, il tono dell’umore basso infatti stanno a segnalare un malessere più importante da tenere in considerazone: la depressione.

 

Cosa fare?

Vediamo insieme alcuni strumenti utili per combattere la pigrizia!

Come abbiamo visto, la pigrizia può nascondere diverse problematiche: frustrazione dovuta a un sovraccarico di lavoro e di stress, assenza di gratificazioni, assenza di energia fisica e mentale, paura di sbagliare , scarsa fiducia in se stessi.

Se guardiamo a tutto ciò che abbiamo da fare nell’insieme ci sentiamo subito stanchi e sopraffatti dagli impegni. Questo può quindi portarci a sentirci subito demotivati e a bloccarci. Per ovviare a questo problema è opportuno crearsi una “to do list”, ossia scrivere tutte le cose che abbiamo da fare (tenerle a mente creerà solo più stress e stanchezza!) una volta scritta la lista, possiamo fare un Daily Planner. Innanzitutto bisogna individare quali sono le priorità (non tutto è importante allo stesso modo!) e organizzare la giornata in “blocchi” di tempo da dedicare ad ogni attività. Avere pianificato gli impegni ci farà sentire di avere il controllo di ciò che dobbiamo fare e che quindi “possiamo farcela!”.  E’ importante segnare nel Daily Planner anche le attività da svolgere nel tempo libero. Il tempo libero e le gratificazioni, come abbiamo visto, hanno la stessa importanza degli “impegni pesanti” è quindi necessario ritagliarsi momenti di svago! Se non ci ricarichiamo non potremo affrontare lo stress dei nostri compiti e rischiamo ri entrare nel loop della frustrazione. E’ fondamentale in questo anche la programmazione dell’attività fisica! Lo sport infatti, ci permette di liberarci dalle tensioni e di ricaricarci di energia nuova e pulita!

Se la pigrizia è dovuta alla paura di sbagliare prenditi 5 minuti di tempo e prova a rispondere a queste domande:

Fai un’analisi della tua vita e individua l’area in cui sei bloccato (lavoro, relazioni, ..). Poi chiediti: perché ho paura di sbagliare? Che cosa otterrò se non ci provo? Cosa se ci provo?

Inizia a tenere nota delle paure che ti frenano e osserva come ti sfuggano tante possibilità. Nota anche quali pensieri ti trattengono dall’agire.

Crea una lista di tutte le cose che la paura di sbagliare ti impedisce di fare. Poi crea una seconda lista di tutte le cose che potresti fare se non avessi questa paura.

Il paradosso è che se non si fa qualcosa per paura di sbagliare, non facendola abbiamo la certezza di aver perso!

Infine, prenditi del tempo per  interrogarti sulla tua autostima, sulle tue capacità e sulle tue doti, riformula il concetto di fallimento e successo (che cosa vuol dire fallimento? Cosa vuol dire successo?). Prenditi cura di te e prenditi il tempo per conoscerti meglio. In questo può esserti d’aiuto uno psicoterapeuta che ti accompagnerà alla scoperta di te.

 

È un peccato il non far niente col pretesto che non possiamo fare tutto. W. Churchill

 

La sindrome del Bianconiglio: ho fretta, ho fretta è tardi!

La sindrome del bianconiglio: ho fretta ho fretta è tardi!

A cura della
Dott.ssa Maria Cristina Zezza

“Ho fretta ho fretta è tardi” ripeteva il Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie. Il tempo era per lui una persecuzione ed era costretto a correre da una parte all’altra freneticamente. Quante volte ci sentiamo anche noi dei Bianconigli? Corriamo tra un impegno e un altro con la sensazione che il tempo a disposizione non sia abbastanza, che abbiamo troppi impegni e non abbiamo mai tempo per noi. L’atteggiamento mentale di chi va sempre di corsa consiste in un’ incapacità di vivere il presente poiché l’attenzione è sempre rivolta al futuro e la mente è proiettata su quello che c’è ancora da fare. Essere impazienti quando si è in fila, completare le frasi degli altri e intervenire quando qualcuno è più lento di noi nel portare a termine un compito è tipico delle persone che nella vita vanno sempre di corsa. In uno stile di vita così frenetico una delle principali fonti di stress è la “mancanza di tempo”. Questo atteggiamento ci impedisce di godere delle cose e spesso causa problemi di stress e di salute ed è per questo che rallentare e gestire meglio il proprio tempo contribuisce significativamente a migliorare la nostra qualità di vita. Una corretta e attenta pianificazione del nostro tempo ci permetterebbe di vivere al meglio le nostre giornate.

Cosa ci impedisce di gestire efficacemente il nostro tempo?

  • Pensare che è tutto assolutamente importante. Non avere una visione di insieme spesso può impedirci di capire cosa è realmente prioritario e iniziamo a fare le cose in modo confusivo e poco efficace. Può essere utile utilizzare la tecnica dell’ “Helicoter View”, ossia considerare il complesso delle attività che dobbiamo svolgere come se le guardassimo dall alto e visualizzare cosi le priorita dalle quali partire per andare nella giusta direzione senza perdere tempo.
  • Non programmare gli impegni. Lo stress deriva soprattutto dal pensare costantemente a tutte le cose da fare, impegnando tutte le risorse disponibili. Gli impegni di lavoro sono vissuti come carichi faticosi e con un forte senso di ansietà dovuto alla paura di non riuscire a fare tutto. Con una buona programmazione si risparmia tempo e si migliora la qualità dei risultati
  • Ho troppo da fare non ho tempo per pensare”. Eseguire tutte le attività in modo automatico ci nega la possibilità di trovare alternative diverse alla soluzione di un problema.
  • C’è tempo”. Spesso non consideriamo attentamente il tempo che richiede una determinata attività e ci ritroviamo a svolgerlo all’ultimo minuto o a non riuscire a rispettare le scadenze. La mancata valutazione del tempo nella pianificiazione comporta un elevata dose di stress!
  • Domani è un altro giorno”. Spesso quando non ci va di fare qualcosa tendiamo a rinviarla a un ipotetico domani. È meglio affrontare subito ciò che non ci va di fare per non ritrovarsi alla fine della settimana ad avere accumulato tutti impegni sgraditi che creerebbero tanta frustrazione.
  • Io vengo dopo”. Non programmare correttamente il tempo rischia di mettere il nostro ben essere e la nostra vita privata in secondo piano. È buono, quindi, inserire in agenda l’appuntamento con se stessi!

Per riuscire a programmare al meglio il nostro tempo, un utile strumento è l’utilizzo dell’agenda. L’agenda funziona da mappa personale che ci consente di: avere una visione d’insieme di tutti i compiti da svolgere, programmare in maniera sistematica le attività e le scadenze importanti, organizzare e controllare l’esecuzione di quanto progettato. L’agenda va strutturata distribuendo il tempo tra compiti impegantivi (lavoro), impegni leggeri (amici, sport), tempo libero ed imprevisti.

È importante riservare uno spazio agli imprevisti che sono una delle poche certezze della giornata lavorativa; questo consente di poterli affrontare in modo proattivo invece di subirli passivamente. E’ importante affrontare solo gli imprevisti che non possano essere ignorati, delegati o posticipati.

Infine, è fondamentale l’appuntamento con se stessi e programmare lo spazio per il tempo libero. Il tempo per noi è la nostra ricarica e la nostra energia, il riposo notturno non è sufficiente. Come una macchina si ferma senza la benzina, anche noi rischiamo di andare in panne se non abbiamo la nostra fonte di ricarica.

   55% Impegni pesanti (lavoro, appuntamenti)                                                                    25% impegni leggeri (amici, sport)                                                                                      10% Imprevisti                                                                                                                      10% Tempo libero                                                     ⌋

 

ATTENZIONE ai “Rubatempo”

Non basta solo riuscire a programmare il nostro tempo è importante anche rispettare ciò che è stato programmato e con i tempi stabiliti. Vi sono, però, dei rubatempo, ossia avvenimenti, situazioni e attività che danno la sensazione di aver sprecato il tempo. È importante riconoscerli per evitare che entrino in azione!

  • Attenzione alla “porta sempre aperta”: fare attenzione al tempo che ci richiedono gli altri. Può succedere di lasciare la “porta aperta” a chi potrebbe interromperci e intralciare il nostro lavoro. È opportuno, con intelligenza e cortesia, difendere il nostro tempo: farsi vedere occupati scoraggia le persone; nel caso di una visita inattesa la tecnica del “rimanere in piedi” renderà l’incontro sicuramente più breve.
  • Il telefono: il telefono ci rende continuamente accessibili e quindi potremmo essere disturbati in continuazione. Può essere utile nel tempo che abbiamo programmato per svolgere una data attività di inserire la segreteria telefonica di modo da poter richiamare e dedicare del tempo alle attività sociali in un altro momento.
  • L’incapacità di dire di no: quando avvertiamo che il nostro tempo ci viene sottratto da richieste inopportune abbiamo la possibilità di dire di no. Ciò può essere difficile per paura di offendere qualcuno, creare un conflitto o non venire accettati. Allo stesso tempo dire di no è fondamentale per difendere il proprio confine, aiuta ad aumentare la propria autostima, migliora la qualità e l’efficienza del tempo e aiuta a diminuire lo stress.

Le 7 leggi del tempo (Gamirasio 2007).

  • Legge di Pareto: il 20% delle attività che svolgiamo produce l’80% dei nostri risultati.                                                                                                                             È importante focalizzare le priorità e focalizzarsi sulle attività utili al raggiungimento dell’obiettivo. Delegare per non disperdere energie e forze.
  • Legge di Parkinson: il lavoro dura sempre quel tanto che è necessario a colmare il tempo disponibile per farlo.                                                                                           Importanza della pianificazione e rispetto dei tempi stabiliti
  • Legge di Fraisse: il tempo è un’esperienza soggettiva; la durata di un’attività piacevole viene percepita come breve; quelle spiacevoli sembrano non passare mai. Durante la giornata alternare le attività piacevoli con quelle pesanti. Svolgere le attività leggere nei momenti di maggiore stanchezza.
  • Legge di Illich: quando si supera una certa soglia di lavoro, l’efficacia diminuisce. Durante la giornata, stabilire delle pause come momento di ricarica, oltre a quella del pranzo. È bene concedersi 5 minuti di pausa ogni due ore di lavoro.
  • Legge di Murphy: lo svolgimento di un lavoro dura più tempo di quanto era stato previsto.                                                                                                                     Pianificare solo il 60-70% della giornata per poter gestire anche gli imprevisti.
  • Legge dell’accumulo di Douglas: quello che si accumula tende ad occupare tutto lo spazio disponibile che abbiamo per contenerlo.                                                           Mettere in ordine a fine giornata gli strumenti e l’ambiente di lavoro. Non accumulare attività spiacevoli.
  • Legge di Carlson: svolgere un’ attività in modo continuativo richiede meno tempo che suddividerla in più momenti.                                                                                   Scegliere sequenze di lavoro omogenee e proteggersi dalle richieste dell’esterno.

 

Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto.
(Seneca)


bibliografia

de luca K., spalletta e. (2011). praticare il tempo. sovera editore

 

Quando dire sempre “Si” diventa una trappola. Impara a dire “No” serenamente.

 

QUANDO DIRE SEMPRE “SI” DIVENTA UNA TRAPPOLA

IMPARA A DIRE “NO” SERENAMENTE

 

A cura della

Dott.ssa Maria Cristina Zezza

no

E’ molto importante saper dire “no” al momento giusto.  Non riuscire a dire no a qualcosa quando invece vorreste farlo significa dare maggiore importanza ai bisogni delle altre persone  invece che ai vostri.

Sicuramente preferiresti che ti venisse risposto “no” se qualcuno non avesse piacere a fare qualcosa , invece che un “sì” detto quasi per obbligo;  preferireste che gli altri fossero  onesti nei vostri confronti.

Dire “no”, quando è quello che veramente si desidera, diventa una forma di rispetto e  di onestà verso se stessi e verso gli altri

La persona definita assertiva,  che conosce e rispetta i propri bisogni e quelli degli altri,  non è ne accondiscendente né oppositiva,  ma onesta e sincera nell’ affermare ciò che è disposta a fare o non fare,  avendo ben chiare le sue priorità,  le sue esigenze e la sua disponibilità.  Imparare a dire “no” induce al rispetto di sé e attira anche la stima di coloro da cui volete essere rispettati.

Dire di “no” rappresenta un problema per la maggior parte degli individui poiché la parola è emotivamente legata al rifiuto personale.  Sono anche molti i condizionamenti durante la crescita che portano ad associare la parola “no” con un comportamento considerato egoistico,  cattivo,  presuntuoso, duro.

“Potrebbe  sembrare facile dire di no,  ma non è forse vero che ci hanno  instillato,  sin dalla tenera età,  l’idea che è quasi impossibile pronunciare quella parolina con  tono gentile? è  scortese rifiutarsi,  non è educato,  anzi è offensivo” ( Sweet, 2004)

Cos’è che ci blocca quando dobbiano negare qualcosa  a qualcuno e non lo facciamo?

Ecco alcune ragioni:

–  Se dico no,  l’altro potrebbe sentirsi rifiutato e  ferito.                                              Ciò è possibile,  ma rifiutare una particolare richiesta non  significa respingere una persona nel suo insieme;

–  Se dico no questa volta,  gli altri non mi accetteranno più.                                         Se fosse così,  volete avere amici,  che non rispettano il vostro diritto di dire no?

–  Gli altri mi han detto sì ( perciò rifiutando mi sentire colpevole)                                  Anche in questo caso vengono confuse due situazioni distinte tra loro.

–  Mi dispiace per chi mi ha  posto una richiesta,  perciò non posso dire no.              Se per qualunque motivo volete dire no e fate il contrario,  vi mettete sotto pressione fino a sentirvi arrabbiati con voi stessi e risentiti nei confronti dell’altro.

Sweet  2004,  individua 4 motivi psicologici,  definiti vere e proprie trappole,  che spingono a dire di sì anzichè no:

–  voler essere gentili

–  voler essere amati/ rispettati/ accettati

–  la paura di perdere amici/ amanti/ lavoro/ familiari/ posizione sociale/successo/ potere/ denaro

–  la sensazione di non avere il diritto a  dire no

Spesso  non sappiamo dire di no perché  temiamo di perdere l’affetto dell’altro;  ciò è comprensibile,  ma non dobbiamo dimenticare che è sempre nostro dovere continuare a credere in noi stessi anche quando gli altri non ci approvano o  ci  rifiutano e che un no,  detto al momento opportuno può aiutarci ad uscire dalla trappola di chi crede di potersi  accettare solo in una condizione di sudditanza e compiacenza”  (Nanetti 2002).

Molte persone non riescono a dire di no a causa di una eccessiva compiacenza verso gli altri.  Fanno delle cose per gli altri  senza porsi dei limiti,  mettono gli altri al primo posto e non  si curano delle proprie necessità.

Perché non riescono ad affermarsi?  Forse perchè non gli è stato mai insegnato a limitare e proteggere il loro territorio. Sono stati molto probabilmente bambini eccessivamente ubbidienti,  remissivi e modesti  che non creavano  mai problemi,  ritenendo  così di evitare di essere  rifiutati.

In alcuni momenti essere compiacenti,  anche a costo di far tacere le proprie esigenze può essere utile per il buon proseguimento di una relazione ( lavoro,  familiare,  di amicizia)  o se ci si accorge che l’altro ha veramente bisogno di un aiuto e si sente di voler glielo offrire.  Il problema nasce  quando ci si considera e ci si comporta come se si fosse uno zerbino da calpestare ogni volta che qualcun altro lo desidera.  Se si vuole essere disponibili e gentili con tutti,  a prescindere da come ti trattano,  significa che non si hanno limiti.  In tal modo non vengono definiti correttamente i confini della propria personalità e ci si espone ad abusi e  sfruttamento,  anche da parte di persone a cui vogliamo bene.  E’ invece fondamentale stabilire il proprio confine fisico e psicologico per mantenere un buon equilibrio mentale.

Se  ancora oggi fai di tutto per rispondere alle aspettative degli altri inizia ad affermarti.  Questo atteggiamento ti rende sottomesso e iper adattato.  Non difendendo i tuoi spazi  rischi di essere travolto dalle aspettative e dalle richieste degli altri.  Questo ostacola la tua affermazione e la tua iniziativa.

Inizia a dire di “no” a partire dalle piccole cose della vita quotidiana,  con il passare del tempo potrai farlo anche per quelle più importanti e le persone impareranno che non sarà più possibile chiederti tutto.

SVANTAGGI DEL DIRE SEMPRE SI:

  • Non si è veramente se stessi
  •  Agli altri non sempre piacciono le persone troppo compiacenti
  •  Essere sempre gentili può farci apparire falsi agli occhi degli altri
  •  Ne risente negativamente la salute ( esaurimento nervoso e fisico,  stress,  crisi di pianto o rabbia, ECC…)
  •  Ci si sente insoddisfatti nelle proprie relazioni
  •  Non si hanno energie per portare avanti progetti personali importanti
  •  Si rinuncia alla propria vita personale
  •  Non  sì viene stimati dagli altri
  •  Ci si carica di troppe responsabilità o non si stimola gli altri ad assumere le proprie

 

E tu, sai dire di “No”? Prova il Test!

Test So dire di No

 


 

tratto da: edoardo giusti, alberta testi. l’assertività. sovera editore, 2011.

 

Stress: impariamo a gestirlo insieme!

 

NON FARTI SCHIACCHIARE!

A cura della

Dott.ssa Maria Cristina Zezza

stress

Che cos’è lo stress?

Lo stress è un insieme di reazioni di natura sia fisiologica sia psichica che l’organismo mette in atto per rispondere e far fronte a una data situazione.

Lo stress è sempre negativo?

La risposta è NO.                                                                                                                     Una dosa misurata di stress (chiamata in psicologia eustress) è quella che, nella nostra quotidianeità, ci dà la carica e l’energia per affrontare e superare le varie sfide che la vita ci propone. Rende meno sensibili alla monotonia e più attenti e concentrati.

Quando lo stress diventa “cattivo”?

Se lo stress (imprevisti, preoccupazioni, frustrazioni) è eccessivo o prolungato prende il nome di Distress ed è quello che ci provoca maggiori difficoltà.

In particolare lo stress cattivo si manifesta in tre aree:

  • Disturbi fisici: mal di testa, sfoghi cutanei e disturbi gastrointestinali

  • Calo di energia e concentrazione

  • Aspetti emotivi: rabbia, collera, ansia

COME AFFRONTARLO?

Ognuno di noi affronta le situazioni in modo diverso e quindi ha un diverso grado di tolleranza allo stress.

Ecco alcuni semplici consigli su come aumentare la propria capacità di far fronte allo stress:

  • Nessun problema è insormontabile: le difficoltà fanno parte della vita, dipende da come tu le interpreti. Una crisi è un punto di svolta per migliorare te stesso

  • Mantieniti aperto al cambiamento: accetta ciò che non puoi cambiare e individua invece cosa puoi modificare della tua vita.

  • Definisci obiettivi realistici: procedi per piccole tappe.

  • Trova il coraggio di agire: negare i problemi e posticiparli non aiuta a risolverli

  • Impara a considerare le difficoltà come un’ opportunità

  • Adotta un atteggiamento positivo e fiducioso verso te stesso: fidati delle tue capacità e concentrati sui tuoi desideri piuttosto che sulle tue preoccupazioni.

  • Sviluppa il senso dell’humor: ridere o sorridere di ciò che ti sembra insormontabile lo renderà meno minaccioso

  • Fai attenzione ai pensieri: sostituisci parole negative come “non posso farcela” con parole incoraggianti come “posso riuscirci e ci riuscirò”

  • Pensa a quando ce l’hai fatta in passato

  • Accetta la possibilità di sbagliare e cambiare rotta: la flessibilità ti permette di trovare sempre soluzioni alternative.                                                                                             

“MENS SANA IN CORPORE SANO”

“Mens sana in corpore sano” dicevano i latini!

Puoi iniziare a prenderti cura di te stesso e del tuo benessere a partire dalle più semplici abitudini quotidiane:

  • Fai attenzione all’alimentazione: è fondamentale inserire nella dieta cibi sani e poco elaborati per recuperare il tono psicofisico e la forma

  • Pratica regolarmente attività fisica: contribuisce a diminuire le tensioni e ad aumentare l’energia.

  • Concediti un sufficente riposo notturno: la carenza di sonno rende piu vulnerabili allo stress!

  • Prenditi cura di te stesso: concediti momenti di relax e prenditi cura del tuo corpo (massaggi, trattamenti estetici, percorsi benessere)

  • Valorizzati: Valorizzare se stessi aiuta a stare meglio! Compra un abito che ti valorizza, truccati e fatti bella/o per te stesso.

Lo sapevi?

La parola “stress” è diventata familiare nel nostro vocabolario. La psicologia la prese in prestito dalla metallurgia, in cui indica la capacità dei metalli di resistere agli sforzi e alle pressioni alle quali sono sottoposti. La parola stress significa per l’appunto pressione.


BIBLIOGRAFIA

K. De Luca, E. Spalletta (2011) Praticare il tempo. Manuale operativo per ottimizzare la vita personale e professionale. Edizione Sovera

D. Carnegie (2013) Come vincere lo stress e cominciare a vivere. Editore Bompiani